Poggio San Lorenzo

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La prospettiva di un chiarimento storico-artistico riguardante la riqualificazione formale ed urbanistica dell'antico centro abitato di Poggio san Lorenzo è argomento  copertina del libro di Massimiliano Del Morodi questo primo capitolo nella speranza che quanto scritto possa ravvivare nella popolazione tutto l'interesse per un passato glorioso con l'augurio che questo sia propulsore di iniziative culturali sempre più vaste.
"Per la via Salaria, che guida a Rieti sopra vaghissima collinetta, che appunto col nome di Poggio si distingue, incontra il passeggero questo castello, veramente pittorico per la sua felice ubicazione e per essere coronato in vicinanza da piacevoli colline, e da lontano dai monti secondari che dagli alti Appennini si dividono e dei quali si osservano le cime. (..)
II territorio è felice di tutte le cose che alla sussistenza appartengono, e specialmente abbonda di olio e vino di qualità eccellente non mancando di saporite frutta.
Confina al medesimo al settentrione con l 'Ornaro, a levante con Torricella, fra mezzogiorno e levante con Ginestra e Monteleone, ed a ponente con Collelungo. (...) È innegabile che in Poggio San Lorenzo non vi sieno le più rimarchevoli antichità dei tempi de romani, e gli avanzi magnifici che tuttora sussistono dal lato di levante uniti al moderno fabbricato costituenti una specie di mura castellane assicurano la passata grandezza, e sono maravigliosi. Da questi ruderi non par cosa inverosimile il giudicare che da codesto fonte chiamato Tibaldi fosse detto tale luogo veramente Tibalnea o Titi Balnea, mentre gli avanzi presenti pei detti muri e l'elevazione dell'attuale sorgente delle acque fanno rilevare fossero appunto i luel/'imperatore glorioso (Tito). Sono le mura istesse formate nell'esterno eticolata, hanno servito sicuramente ad uso di acque, riconoscendosi anche 'e una biancastra ed invecchiata decomposizione, o intonaco tartarizzato, e in ti senza balconi, senza scale, col solo ingresso, e laterale sedile accertano la nostra ed altrui opinione. Erano in tutto n. 14 (archi) ed uno ne esiste di 20 palmi di lunghezza e quindici di largura. L'altezza dal suolo all'impronta della volta è di circa palmi 20 e dieci palmi è l'ertezza dei muri. Giuseppe Marocco così vede e descrive nell'anno 1833 il centro abitato di Poggio San Lorenzo posto tra gli alti monti Appenninici e l'area pianeggiante evidenziata dalla valle del Tevere e la Campagna Romana. Da questa descrizione emerge un paese ricco di agricoltura che vanta una grandezza passata testimoniata da preziosi resti archeologici. Nella descrizione il Marocco asserisce che i muri a levante, verso la vallata, siano da considerare come i resti di un acquedotto romano che portava le acque alle vicine Terme di Tito confermando la possibile spiegazione in base al rilevamento e alla presenza nei muri dei sott'archi di "una biancastra ed invecchiata. decomposizione, o intonaco tartarizzato."
Questa però non è una delle ipotesi che potrebbe essere quantomeno accettata. anche se un altra, sicuramente più attendibile, è quella che vede nella successione di questi archi le fondazioni di un'antica villa agricola, appartenente alla Gens Flavia e dunque riconducibile indicativamente al I secolo d. C.
[tutti i testi sono tratti dal libro :
Poggio San Lorenzo e Capo Farfa di Massimiliano Del Moro]